Richard Arkwright e la Prima Fabbrica Moderna

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I grandi industriali di oggi e di ieri hanno un padre comune: Arkwright. Niente paura la mia non è una storia di infedeltà. È solo uno scorcio sulla vita di chi ha gettato le fondamenta del capitalismo industriale.

La prima cosa da fare è sfatare quel falso mito che attribuisce a Ford il titolo di primo imprenditore moderno nonché la paternità della produzione in serie.

Grattando la superficie, si scopre tutt’altro. Nella metà del 700 nella ridente cittadina del Lancashire un giovane innamorato del cotone diede vita alla prima fabbrica della storia, affiancando al lavoro dell’uomo quello della macchina.

È il primo vagito della rivoluzione industriale, il big bang della meccanizzazione. I profondi sconvolgimenti sociali determinati dalla sua attività, l’immenso patrimonio accumulato dal nulla, la sfrenata ambizione hanno fatto assurgere Arkwright all’olimpo dei grandi self made man.

 

I primi passi

Nato in una famiglia con più figli che pezzi di pane per sfamarli, istruito da un suo cugino Arkwright è l’ incarnazione di come la mancanza di mezzi non sia un dito dietro cui nascondersi ma la spinta per costruirseli da sé.

Ancora giovanissimo iniziò a lavorare come apprendista presso il barbiere del luogo e, quando apprese i trucchi del mestiere, decise di avviare una propria attività, commerciando parrucche. Reperì la materia prima girando per i vari saloni del paese alla ricerca del “capello” tagliato.

Casualità o fatalità fu che nel corso dei suoi viaggi incontrò due giovani dal nome di Kay e Highs che cambiarono la sua vita. La coppia da tempo lavorava al progetto di un filatoio ma la mancanza di quattrini aveva impedito loro di passare alla realtà.

L’esperienza acquisita al fianco del padre sarto gli fece intravedere le potenzialità del nuovo congegno e decise così di collaborare con loro per

creare una macchina capace di filare e cardare il cotone in modo più preciso ed efficacemente di quanto riuscisse a fare una persona”.

In poco tempo con l’aiuto di un artigiano venne realizzato lo Spinning frame, il primo filatoio meccanico della storia. La macchina sebbene rispondesse alla esigenze di Arkwright richiedeva un’elevata forza motrice e dunque non poteva essere azionata manualmente.

Si pensò allora di utilizzare lo stesso meccanismo di funzionamento dei mulini, di sfruttare la potenza dell’acqua.

 

Le fondamenta della prima fabbrica della storia

L’aver costruito il filatoio non era sufficiente. Occorreva ora trovare il capitale per tirare su uno stabilimento dove concentrare la produzione.

I fondi gli furono forniti da un banchiere di Nottingham, che peraltro gli presentò quelli che sarebbero diventati i suoi soci in affari: Jedediah Strutt e Samuel Need.

Nel 1771 in prossimità del fiume Derwent venne eretta la prima fabbrica della storia, l’insegna al cancello d’entrata recitava: Cromford Mill.

 

La rivoluzione industriale, una rivoluzione sociale

Il vento del cambiamento non spirò solo sulla produzione tessile ma sull’intera società.

L’introduzione della macchina consentiva di ridurre in maniera considerevole il personale e i tempi di lavorazione e di aumentare al tempo stesso la produttività. Il tutto si rifletteva sul valore di mercato della merce prodotta, perdendo il suo carattere elitario e aprendosi a nuovi consumatori.

Il successo ottenuto ben presto consentì ad Arkright di espandersi nell’intero paese così come spinse altri a seguire i suoi passi.

Iniziarono a comparire stabilimenti industriali lungo i più ricchi corsi d’acqua e ciò non solo modificò l’assetto delle città facendo sorgere conglomerati abitativi attorno alle fabbriche ma mutò il concetto stesso di uomo e del suo lavoro.

Era la fine del lavoro artigianale, in cui l’abilità e il gusto dell’ uomo si rifletteva sulla sua opera, mai uguale sempre diversa. Con la produzione in serie nasceva la standardizzazione. L’uomo da fulcro del processo produttivo diventava rotella dell’ingranaggio.

Fu l’inizio dell’alienazione. Mutò il concetto stesso di tempo, non più scandito dalle esigenze della persona ma dal funzionamento di una macchina.

 


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