Yunus e la Nascita del Social Business

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È il 1976 quando in Bangladesh nasce la Grameen Bank (Banca del villaggio) fondata dal premio Nobel per la pace Muhammad Yunus allora docente di economia presso l’università della regione.

Si tratta di un istituto di credito volto a erogare finanziamenti a coloro che, non disponendo di garanzie, non possono percorrere i canali di finanziamento convenzionali per avviare una propria attività.

L’unica garanzia ad essere richiesta è una buona idea! I fondi vengono stanziati unicamente sulla scorta della fiducia che viene accordata alla persona e alle sue potenzialità!

Il ritorno al microcredito

Secondo Yunus, l’elemosina non è la via da percorrere per eliminare la piaga della povertà! È un palliativo e non risolleverà mai nessuno dal margine della strada! La cura è fornire i mezzi per sollevarsi da soli sulle proprie gambe! Confucio diceva:

Se vedi un affamato non dargli del riso: insegnagli a coltivarlo!

A distanza di quasi 2500 anni Yunus mette in pratica tale insegnamento nell’economia! Secondo il premio Nobèl, infatti, ogni uomo può essere un imprenditore se messo nelle condizioni di esserlo!

I principi su cui era nata la Grameen Bank consentirono a Yunus di creare uno dei più efficaci strumenti di lotta alla povertà: il microcredito d’impresa!

Tale fenomeno ben presto ha varcato i confini del Bangladesh per fare tappa in ogni angolo del mondo e consentire a molti di raggiungere l’indipendenza economica partendo da nulla! Errata corrige: partendo dalla propria idea!

Naturalmente in ogni paese tale fenomeno ha acquisito sfumature diverse rivolgendosi a utenti di altrettanta diversa estrazione sociale: da lavoratori dipendenti insofferenti e desiderosi di mettersi in proprio a studenti in cerca di indipendenza!

Le storie di microcredito d’impresa di successo sono ormai innumerevoli! Magari tra qualche tempo starò qui a scrivere la tua! L’unica garanzia che conta sei tu e la tua idea!

Le critiche al capitalismo e la nascita del social business?

Secondo Yunus le disparità di sviluppo tra i diversi paesi con tutto ciò che questo comporta a livello sociale sono in massima parte da attribuirsi all’errata applicazione dei principi del capitalismo.

Infatti, Yunus ritiene che quest’ultimo non debba arricchire l’individuo solo sul piano economico ma in ogni aspetto della sua vita! È questo ciò a cui mira il social business!

Segue una sua dichiarazione al Santa Barbara Indipendent, una sorta di battesimo del social business:

“Le imprese comuni hanno come obiettivo il profitto … senza alcuna considerazione per come la gente ne beneficia: l’importante è fare denaro. Le imprese sociali, al contrari, hanno l’obiettivo di produrre benefici sociali e non utili personali. Mirano a vendere prodotti a prezzi che le rendano autosufficienti e attribuiscano importanza ai profitti in quanto non sono enti di beneficenza, ma non considerano il profitto il loro obiettivo ultimo. Nel momento in cui realizza utili, l’impresa sociale ripaga gli investitori e tiene per sé quanto resta allo scopo di realizzare il suo obiettivo sociale di lungo termine, vale a dire aiutare i poveri.”

I sette pilastri del social business

Di seguito è riportato l’elenco dei 7 principi alla base del social business elaborati da Yunus e da Hans Reitz, confonder  del Grameen Creative Lab:

  1. L’obiettivo dell’impresa è sconfiggere la povertà, o uno o più problemi (come analfabetismo, malattie, accesso alla tecnologia,) che minacciano la società e non la massimizzazione del profitto;

  2. Essere finanziariamente ed economicamente sostenibili;

  3. Gli investitori recuperano solo il capitale investito. Nessun dividendo è erogato dopo il recupero della somma investita;

  4. Alla restituzione del capitale investito, il profitto generato dall’impresa resta al suo interno e viene utilizzato per finanziarne l’espansione e il miglioramento;

  5. Rispetto dell’ambiente;

  6. I lavoratori hanno salari competitivi e condizioni di lavoro adeguate;

  7. Do it with joy!

 

La vision di Yunus

Yunus auspicava per il 2030:

“Un mondo in cui non ci sia più neanche un povero, un mondo in cui gli oceani, i laghi, i fiumi e l’aria non siano più inquinati, un mondo in cui nessun bambino debba più andare a letto senza cena, un mondo in cui non capiti più di dover morire anzitempo per una malattia che potrebbe essere curata, un mondo che pensi alla guerra come cosa del passato, un mondo in cui si possano attraversare liberamente tutte le frontiere, un mondo senza più analfabeti e in cui le nuove tecnologie consentano a tutti un facile accesso all’istruzione, un mondo in cui i tesori delle nuove tecnologie siano a disposizione di tutti.” (Yunus M., 2010 ’Si può fare!’ p. 252)

Mancano poco più di 15 anni… possiamo farcela!

 

Approfondimenti sul Social Business

Il Banchiere dei Poveri (Muhammad Yunus)

Un Mondo Senza Povertà (Muhammad Yunus)

 


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